Manovre per la primavera che verrà

Il ministro dell’Economia, Vittorio Grilli, ha assicurato che non sarà necessaria alcuna manovra aggiuntiva riguardante la finanza pubblica, seppure sia vero che la contrazione dell’economia sarà del 2,4 per cento per l’anno in corso, molto superiore alle previsioni più accomodanti che erano state effettuate in precedenza. La ragione della tranquilla sicurezza dimostrata da Grilli, sta innanzitutto nel fatto che le entrate e le spese sono comunque sotto controllo, almeno in relazione agli obiettivi di riduzione del deficit attorno allo zero nel 2013.
18 SET 12
Ultimo aggiornamento: 12:02 | 7 AGO 20
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Il ministro dell’Economia, Vittorio Grilli, ha assicurato che non sarà necessaria alcuna manovra aggiuntiva riguardante la finanza pubblica, seppure sia vero che la contrazione dell’economia sarà del 2,4 per cento per l’anno in corso, molto superiore alle previsioni più accomodanti che erano state effettuate in precedenza. La ragione della tranquilla sicurezza dimostrata da Grilli, sta innanzitutto nel fatto che le entrate e le spese sono comunque sotto controllo, almeno in relazione agli obiettivi di riduzione del deficit attorno allo zero nel 2013; anno in cui anche il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, prevede (con tutta la cautela del caso) una ripresa dell’economia. Il fatto che non sia necessaria una manovra aggiuntiva, e che questa non venga richiesta all’Italia in sede europea, è obiettivamente rassicurante. Ma ciò non basta alla nostra economia che ha bisogno di un’attiva politica di crescita, innanzitutto per bloccare il rischio di un declino industriale. Quel che occorre è farsi trovare pronti per non sprecare la primavera di ripresa prevista da Bankitalia. E’ necessaria una “contromanovra”, dunque, senza numeri e di soli fatti. Per rendere il paese “prevedibile”, e quindi appetibile per investitori esteri e italiani, bisogna insistere nei mesi che restano a questa legislatura per snellire la giustizia e la selva di norme sul diritto del lavoro. E soprattutto rendendo praticabile un modello di contrattazione aziendale e flessibile, che premi le buste paga dei lavoratori e allo stesso tempo vada incontro alle necessità di ristrutturazione “in corsa” degli imprenditori. Il tempo guadagnato a Bruxelles e Francoforte non va sprecato.